Opere

Tutte le opere di Guerino Galzerano sono naturalmente esposte per le strade di Castelnuovo Cilento. Tra il 1977 e il 2002 Galzerano trasforma il piccolo borgo medievale in un paese da fiaba. Uscito dal manicomio criminale di Aversa, comincia a ricoprire la casa dove aveva vissuto il suo matrimonio e che poi era rimasta vuota e abbandonata con i ciottoli. Sono pietre di fiume o di mare che si procura personalmente e trasporta fino a Castelnuovo con l’asino. Riveste le pareti esterne, su via Roma e ne ridisegna l’architettura con archi, portavasi creando una sorta di mosaico monocromatico. Anche le stanze della casa, grazie ai ciottoli, vengono trasformate in una sorta di nicchie con cestini, mensole, portabottiglie in pietra.

Dopo la casa si dedica a un giardino sotto la torre medievale di Castelnuovo: riveste ciò che già esiste con i ciottoli e crea nuovi elementi e nuovi spazi con grandi sculture che rappresentano sedie, tavoli e attrezzi contadini. Quello che appare oggi ai visitatori è una sorta di parco interamente in pietra, una specie di mondo fiabesco con poltrone altissime, sentieri e nicchie. Sulla parete esterna del giardino applica una lastra di marmo su cui scrive: «Se bruciano il campo di grano seminatelo, se distruggono la vostra casa ricostruitela».

Nel 1982 realizza invece la sua tomba cambiando la fisionomia del cimitero di Castelnuovo Cilento: è una scultura monumentale con delle scritte che raccontano una vita di sofferenza, lotte e lavoro duro e delle raffigurazioni indecifrabili. Alternando il colore dei ciottoli ottiene diversi effetti cromatici. Come prolungamento della struttura pone delle croci che superano in altezza tutte le altre sepolture. Lascia come firma l’impronta della sua mano, ovviamente marcata dai ciottoli. Applica anche ben tre lapidi, sulle quali scrive: “Il mio nome è Galzerano Guerino, nato a Chiusa dei Cerri, comune di Castelnuovo Cilento il 2/5/1922, figlio di Giuseppe e di Vitale Maria. Qui lascio le mie spoglie. Qui finisce la legge degli uomini e comincia quella di Dio” sulla lapide principale; “Davanti a questa tomba di Galzerano Guerino siete pregati gentilmente amici e parenti di non mettere fiori né ceri, ossequi ringraziamenti a tutti voi”, sulla seconda e sulla più piccola scrive “Ricordati: dove io ero tu sei, dove io sono tu sarai”. Manca solo la data di morte, applicata in seguito dai familiari.

Dopo la tomba si dedica alla sua opera più imponente in un grande podere staccato dal paese, in contrada Santa Caterina: costruisce con i ciottoli una sorta di enorme castello con un grande arco d’ingresso, colonne, sculture, muretti, nicchie, tavoli e sedie.

Da quando Guerino Galzerano è morto nessuno ha più avuto cura delle sue opere che oggi versano in uno stato di abbandono avvilente se paragonato alla maestosità e all’unicità delle sue costruzioni.