Castelnuovo Cilento

Un borgo antico dove il tempo si ferma. La vita che invece di rincorrere se stessa passa al ritmo naturale della comunità che lo abita e della natura che lo circonda. Castelnuovo Cilento è un intreccio di vicoli che sono gioco, scuola, vita per le persone cresciute lì. Se si attraversa il centro del paese senza fretta, col solo gusto di scoprirlo, sembra di essere entrati un film degli anni ’50 con i ragazzi che giocano a pallone per strada e che solo la voce della madri e il profumo che si diffonde a ora di cena riescono a riportare a casa. È lontano lo stress della città, l’immaginazione si amplifica fino a riscoprire i gesti semplici di ogni giorno affacciandosi dalla terrazza che circonda il castello e abbracciando con lo sguardo tutta la piana dell’Alento, dal monte Stella al mare di Ascea. Lo stacco dalla città si trova anche e soprattutto a pranzo, quando ti ritrovi davanti a una tavola imbandita con i prodotti genuini della campagna circostante, che non conoscono concimi chimici e pesticidi e che, rispettando i ritmi naturali della maturazione, conservano odori e sapori originali, senza muffa di frigorifero o il pestifero gas delle serre.

Ci si conosce tutti a Castelnuovo, i “buongiorno” accolgono anche gli sconosciuti a ogni crocevia, spiazzo o casa. Anche la noia sembra far pace con se stessa sulle panchine della piazza dove un signore ti rapisce in un attimo dicendoti: “T’aggia fa nu cunto”, e quel racconto ti parla di lavoro, di lotte, di guerra, miseria, riscatto: un campo sterminato di ricerca dove i giovani possono attingere a piene mani per riscoprire ed esaltare il proprio orgoglio di identità e di appartenenza.

Se ti addentri per il paese, giù per i vicoli, ti sembra di trovarti al centro del tutto o del nulla, dipende dai punti di vista. E proprio quando sei sicuro di stare per entrare nel portone di una casa, attraversi un arco e ti ritrovi in una piazzetta, un anfratto, uno scorcio del borgo che non ti aspettavi di trovare, adornato da un’opera di Guerino Galzerano che ha abbellito tutto il paese con le sue creazioni di pietra. La storia di Guerino Galzerano la conoscono tutti a Castelnuovo, anche i ragazzi più giovani hanno un aneddoto che lo vede protagonista da raccontare.

Come in ogni borgo che si rispetti, non mancano le storie, le curiosità, i “si dice” e i miti. La leggenda narra dell’esistenza di un tunnel nascosto che dal castello di Castelnuovo portava alla torre di Velia; costruito chissà quando, tutti fanno ipotesi su dove possa essere e qualcuno beffardo si vanta di saperne l’ubicazione, di averlo percorso e di averci trovato dei reperti che testimoniano il tempo e la storia che l’hanno attraversato. Una serie di ipotesi, asserzioni e buffe tesi al centro delle quali non ci sono più il tunnel e la sua ubicazione ma la fantasia che di generazione in generazione ha fatto e ancora fa sognare grandi e piccini.

Castelnuovo Cilento si è ritagliato un posticino anche nella storia che ha fatto grande il Cilento nell’Ottocento: nel 1828 un esposto anonimo e senza data informa il Ministro di Polizia che il sindaco e l’amministrazione proteggono “la comitiva Capozzoli” (carbonari che poi parteciparono alla rivolta del Cilento) dandogli tutti i mezzi per sfuggire alla giustizia e segnalandogli l’eventuale presenza di forza di polizia accendendo e spegnendo i lumi nelle loro case. Una sorta di codice Morse arrangiato che riesce a ingannare le guardie del Regno.

Castelnuovo ha un suo posticino anche nel panorama turistico cilentano con interessanti manifestazioni culturali: tra queste spicca senza dubbio Castrum Novum, una grande rievocazione storica nell’affascinante location del Castello medievale del paese. Castelnuovo Cilento è anche la tappa di partenza della Via Silente, un magnifico percorso in bicicletta di circa 600 km che attraversa l’intero territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

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