Biografia

Guerino Galzerano nasce il 2 Maggio del 1922 a Castelnuovo Cilento, piccolo borgo medievale del Cilento, in provincia di Salerno. È il più giovane di cinque figli di una famiglia di contadini. La sua vita è costellata da eventi dolorosi: a soli quattro anni la morte del padre; durante la Seconda Guerra Mondiale da soldato si ammala di tifo e viene dato per morto.

Nel 1949 viene arrestato con l’accusa, infondata, di aver ucciso il cugino Emanuele. Il maresciallo dei carabinieri lo arresta perché – come scrive nel suo rapporto – ai funerali è l’unico a non piangere. Al processo nel 1952, difeso gratuitamente in quanto fortemente convinto della sua innocenza dal senatore avv. Pietro Adinolfi del foro di Napoli, viene assolto.

Nel 1956 sposa Teresa, lavora prima alla fornace di mattoni di Casalvelino Scalo e poi emigra in Germania. Nel 1970, tornato dalla Germania, avviene l’evento più drammatico e doloroso della sua vita. In un confronto verbale con la madre del presunto amante di sua moglie, a una risposta negativa Guerino Galzerano reagisce male: entra in una casa con la porta aperta, si impadronisce di un fucile (lui non aveva armi) e ferisce la donna, poi va in un campo dove ci sono delle braccianti che lavorano e spara, uccidendola, ad un’amica della moglie, ritenuta responsabile della storia dell’adulterio. Ricercato dai carabinieri, sfugge alla cattura. Il paese e le case dei familiari sono sotto assedio da parte delle autorità, nonostante lui non abbia buoni rapporti con i fratelli. Dopo alcuni giorni di latitanza una notte si costituisce direttamente al carcere di Vallo della Lucania e, bussando alla porta, esclama: “Ritirate le vostre truppe. Sono io l’uomo che cercate”. Viene affidato al manicomio criminale di Aversa, dove rimane fino al 1977.

Proprio lì, nel giardino del manicomio, comincia a realizzare le sue particolari opere: sculture realizzate con tanti piccoli ciottoli di mare uniti gli uni agli altri. Dice di aver imparato questa tecnica in Germania. Per questo ottiene delle licenze-premio. Nel 1977, quando esce dal manicomio, porta la sua arte a Castelnuovo Cilento. Inizia piano piano a cambiare la fisionomia del piccolo borgo con i suoi ciottoli. Non risparmia nemmeno il cimitero, in cui svetta la sua tomba monumentale. Seleziona le piccole pietre nei fiumi o al mare, qualche volta si carica i sacchi pieni di ciottoli sulla spalla o a dorso di asino. È un pezzo d’uomo ed ha una grande forza fisica. Ricomincia a vivere la sua libertà, ma senza dimenticare le sue origini: all’interno di un giardino sotto la torre medievale di Castelnuovo da lui convertito in un parco di pietra, realizza grandi attrezzi contadini, quasi totem. E sulla parete esterna applica una lastra di marmo su cui scrive: «Se bruciano il campo di grano seminatelo, se distruggono la vostra casa ricostruitela». È quello che ha sempre fatto con grande determinazione.

Guerino Galzerano non smette mai di costruire fino al giorno della sua morte avvenuta proprio a Santa Caterina tra il 6 e il 7 luglio del 2002. Da allora nessuno ha avuto cura delle sue opere che oggi versano in uno stato di abbandono avvilente se paragonato alla maestosità e all’unicità delle sue costruzioni.